Alberto pensa - Alberto Gaffuri

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NON SIAMO PREPARATI, MA LO DOBBIAMO AFFRONTARE (tempo medio di lettura 2'40")

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Tags: #coronavirus#mascherine
Sì, è vero. Le prime mascherine, all'inizio di febbraio, mi avevano quasi fatto arrabbiare. Esattamente era sabato 1 e, prima di salire sul treno per tornare a casa dopo un'intesa giornata a Roma, mi permisi il lusso di fotografare una signora che proteggeva la sua bocca. Eravamo a Termini, una Termini convulsa e strapiena come solo chi la vive sa. Non in una sala operatoria, però!
Convinto com'ero – e come, nonostante tutto, sono tuttora - che toccasse alla scienza, alla medicina in particolare, stabilire cosa fosse pericoloso e cosa no, il mio fu un commento quasi di scherno, improntato all'idea che non ci fosse motivo, allora, per bardarsi di tutto punto. Questa, del resto, era la posizione dominante dei medici; questa, per me, era l'unica indicazione da seguire. Mi parve una carnevalata e non feci nulla per nascondere quel pensiero, manifestato forse anche con una certa dose di malcelata strafottenza.
A distanza di una cinquantina di giorni, e chiuso in casa da una quindicina e più di questi, rileggo quelle poche righe postate su Facebook con la sensazione di non averci capito nulla. Non ci avevo preso, come non ci prenderei oggi se mi affidassi all'ultima battuta rilanciata dal sito di turno, con grande rispetto per chi quella notizia – se lavorata correttamente – l'ha rilanciata. La realtà è che prevedere un problema della portata di ciò che stiamo affrontando era probabilmente difficile, considerando peraltro quanto fatto dagli altri Paesi fino a pochi giorni fa, salvo poi rifarsi alle misure prese in Italia. Immaginiamoci se due mesi fa ci avessero detto di chiuderci nelle nostre quattro mura: Chi l'avrebbe fatto? Come avremmo reagito?
Domande senza senso, le mie, così come è senza senso proseguire nell'individuare colpe alla ricerca di un capro espiatorio su cui gettare le nostre ansie, le nostre paure, i nostri più che comprensibili spettri. Il nostro quotidiano, oggi, sia chiama emergenza e come tale va vissuto. Non ne eravamo preparati, nessuno lo era, ma lo dobbiamo affrontare. Tutti, nessuno escluso.




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