CURT D'INDUSTRIA: TRA BALLE E REALTA' - Alberto pensa - Alberto Gaffuri

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CURT D'INDUSTRIA: TRA BALLE E REALTA'

Pubblicato da in Alberto il sindaco ·
Normalmente sono molto restio a far conoscere l’intimità della mia casa. Questo non perché quest’ultima sia di particolare pregio, quanto piuttosto perché non voglio che la sfera pubblica – l’incarico (pro tempore) di sindaco – finisca con l’intrecciarsi troppo con la sfera privata e familiare.
Questa volta, però, mi piace l’idea di fare uno strappo alla regola per mostrare ciò che, da anni, fa bella mostra di sé all’ingresso del mio studiolo. Il quadro, per chi non lo sapesse, raffigura una delle storiche corti del centro storico, la Curt d’Industria, imbiancata da una copiosa nevicata. Si tratta di una foto autentica, che un’amica che in quella realtà ci ha vissuto per decenni volle regalarmi alcuni anni fa in ricordo delle giornate passate lì, nel cortile di quella che era anche  casa sua, a giocare.
Il ricordo è lontano. Io bambino; lei già grande, una ragazza fatta e finita. Eravamo i bambini della vecchia Albese, correvamo su e giù per le strade, giocavamo a palla, a nascondino o a guardia e ladri. Ci imboscavamo ovunque, inclusa in quella pittoresca – e già all’epoca piuttosto abbandonata – corte.
Perché racconto questo che potrebbe tanto sembrare un amarcord inutile?
Beh, la risposta è semplice: voglio chiarire, una volta per tutte e senza alcun timore di essere smentito, a chi deve essere addebitata la ristrutturazione attualmente in corso. Lo faccio perché sono arci-stufo di sentirmi fischiare le orecchie (come ormai è noto ho scelto di lasciare il gruppo Fb che (s)parla del mio paese; ciò nonostante, il cicaleccio è forte), perché sono stanco che persone assolutamente disinformate, quando non anche con l’inganno, si approfittano della buonafede dei più per lanciare anatemi, per incolpare – ammesso sia una colpa – chi dell’intervento in corso non ha autorizzato alcun passaggio. Nessun passaggio. Altro che palle!
Non entrerò, e volutamente, nel merito delle opere. In questo gioco non ci casco. Non dirò mai se l’intervento mi piace, oppure no. Quello lo lascio fare ai pochi soloni che pontificano senza sapere, oppure lo fanno pur sapendo di dire bugie. Enormi bugie.
Mi limiterò, quello sì, a dare le date esatte dei vari passaggi autorizzativi affinché ognuno possa esserne informato. Magari qualcuno, finalmente, scoprirà che chi ha avallato il Piano di Recupero di via Pulici 15 è addirittura un suo parente, o magari un suo amico, o comunque un suo conoscente.
Di certo, e sono sereno in questo, non troverà il mio nome, tantomeno quello delle persone che con me hanno condiviso il mandato iniziato a seguito delle elezioni del 6 e 7 giugno 2009. Tenete bene a mente questa data, perché farà la differenza: 6 e 7 giugno 2009.
L’originaria richiesta di approvazione dei Piano di Recupero (con procedimento di variante semplificata) è del 30 maggio 2008, oltre un anno prima del mio insediamento in Comune. La deliberazione di adozione del Consiglio comunale del Piano di Recupero in variante al Prg è del 7 novembre 2008, ossia sette mesi prima del mio avvento in municipio; l’approvazione definitiva del Piano di Recupero in variante al Prg, quella che di fatto ha autorizzato i volumi oggi oggetto di tanto clamore, è del 30 marzo 2009, vale a dire due mesi e qualche giorno prima ch’io diventassi sindaco.
Perché i lavori sono iniziati soltanto pochi anni fa? Un piano attuativo – e di questo si tratta – ha una durata di 10 anni a partire dalla stipula della convenzione e i lavori devono essere ultimati entro tre anni dall’inizio, ossia entro il prossimo 27 luglio 2018.
L’edificio preesistente aveva un volume di 2912,22 mc; quello in progetto ha ottenuto un premio volumetrico di 291,52 mc, per complessivi 3206,74 mc.
A fronte di questo, cosa ha chiesto il Comune (con gli atti del novembre 2008 e del marzo 2009)? Al posto di aree standard da cedere alla collettività per complessivi 556,5 mq, il Comune ha accettato la cessione di un locale al pian terreno di 22,31 mq e la monetizzazione di 16.025,7 euro. Tutto qui. Non si è nemmeno lontanamente parlato di allargare la strada di accesso alla montagna, di definire una differente gestione dell’ingresso lato ostello o, per lo meno, di asfaltare a lavori ultimati la strada coinvolta nel cantiere. Niente di tutto ciò.
In termini di oneri di urbanizzazione, il Comune ha incassato 3623,98 euro (urbanizzazione primaria), 2037,03 euro (secondaria) e 23479,31 euro (costo di costruzione).
Questi sono tutti i numeri del Piano di Recupero di via Pulici. Spero siano chiari, perché d’ora in poi non accetterò – e lo dico senza troppi giri di parole – più infamie sul mio conto e su quello di chi, con grande impegno, si è dato da fare e se lo sta dando tuttora per Albese con Cassano.
Gli atti parlano chiaro, sono pubblici e sono votati e firmati da coloro che, all'epoca, sedevano in Consiglio comunale. Chiunque può guardare le delibere. Meglio farlo, per lo meno prima di parlare o scrivere (a sproposito).




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