I PERICOLOSI EFFETTI DI UNA PIAZZA SENZA (PIU') REGOLE - Alberto pensa - Alberto Gaffuri

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I PERICOLOSI EFFETTI DI UNA PIAZZA SENZA (PIU') REGOLE

Pubblicato da in Semplicemente Alberto ·
C'è una piazza dove le persone si incontrano, si guardano negli occhi, si parlano. E' un po' demodé perché è uno spazio fisico, aperto a tutti, gratuito nell'utilizzo e capace di accogliere chiunque. Chiunque, a patto che uno voglia essere accolto. L'unica regola applicata è quella del rispetto, della cosiddetta educazione. Intendiamoci: non è che sia obbligatorio uniformarcisi. Al contempo, però, la norma non scritta prevede che si mantenga una certa continenza, che si scambino le idee – magari anche scaldandosi – ma l'uno di fronte all'altro, come si fa tra uomini e donne che non temono di confrontarsi apertamente, in modo leale. E' difficile farlo. Bisogna sostenere il  confronto, conoscere il tema oggetto di quest'ultimo e, se possibile, avere un'idea da portare avanti, consapevoli che per farlo è necessario disporre dei fondamentali. In assenza di questi ultimi, nella piazza vera, è meglio astenersi, stare zitti. Differentemente si rischia la brutta figura. E non è mai bello.
C'è un'altra piazza, altrettanto e forse più utilizzata della prima, nella quale le persone si “incontrano” soltanto virtualmente. Si tratta di uno spazio aperto a tutti coloro che siano dotati di un profilo social e di un collegamento internet. Lì non ci sono delle vere e proprie regole, tant'è che abbondano le dicerie, le notizie false, le ipotesi più strampalate. Molti di noi, compreso il sottoscritto, la utilizzano. Molti consapevolmente; altrettanti, forse anche più dei primi, lo fanno con la più totale leggerezza. Finché la molla che spinge ad esserci è l'appena citata leggerezza di danni se ne fanno pochi. Ci si può sbagliare, si può non essere esattamente sul pezzo, ma quand'anche questo accadesse l'onestà di fondo pagherebbe comunque. Nessuno, insomma, ci vedrebbe malafede e, dunque, si sarebbe propensi a passarci sopra.
Del tutto differente è quando si esagera sapendo di farlo, si usano parole che nulla hanno a che vedere con il contesto pubblico dimenticandosi che la piazza virtuale, ancorché on-line, è e rimane un luogo non fisico potenzialmente aperto a tutti.
In questa piazza ci si sfoga quasi si fosse nell'intimità della propria casa. Peccato, però, che gli sfoghi (con tutti i modi che ci sono per liberarsi d'un peso, chissà poi perché scegliere questo) diventino patrimonio di tutti, scatenino reazioni d'ogni tipo e natura, invadano la sfera personale d'altri rendendola spesso e volentieri pesante, fastidiosa al punto da richiedere una frettolosa fuga pur di non rimanerne schiacciati.
L'enorme negatività offerta da quest'ambiente non si concilia quasi mai con altrettanti momenti positivi, col risultato che andarsene diviene l'unico modo per sottrarsi a un mondo differentemente troppo gravoso da sopportare. Per fortuna è soltanto virtuale: basta tornare nel mondo delle persone vere, in carne e ossa, e qualcosa immediatamente cambia. Non che sia tutto rose e fiori. Di sicuro, però, quantomeno è più equilibrata, perché sono molti meno coloro che si permettono di dire davanti rispetto a quanti, a livello virtuale, vomitano ogni genere di commento senza forse comprenderne appieno gli effetti. Per farlo, è sufficiente spostare un attimo la prospettiva, immedesimandosi nell'altro cui il commento, la frase sciocca, il pensiero non pensato, sono diretti. Così facendo, tutto sarà più chiaro. A patto di far lo sforzo di pensarci.



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