RIPARTENZA: PIU' SMART WORK PER NON INTASARE I MEZZI PUBBLICI - Alberto pensa - Alberto Gaffuri

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RIPARTENZA: PIU' SMART WORK PER NON INTASARE I MEZZI PUBBLICI

Pubblicato da in Alberto e la politica ·
C’è una questione, peraltro centrale nella ripartenza delle attività produttive, che si chiama trasporto. Trasporto delle merci, che finora non si sono mai fermate; trasporto delle persone, che invece s’è di gran lunga contratto, fin quasi al lumicino.
Dal punto di vista della sicurezza, lo spostamento in auto privata non crea alcun contatto con potenziali infetti. Tralascio, per brevità, altre questioni in ordine all’opportunità del ritorno al lavoro in auto, mezzo già abbondantemente utilizzato in precedenza e il cui uso auspico possa ridursi, non implementarsi, se guardo al medio periodo.
Il problema, invece, si pone in tutta la sua complessità se discutiamo di bus e treni.
Al rientro, dal 4 maggio in poi, la questione potrebbe essere esplosiva. Pensarla bene, affinché non diventi un cortocircuito, diventa un dovere. Di sottovalutazione, in questi casi, si può addirittura morire. Replicare quanto già vissuto, insomma, sarebbe un vero delitto.
Parto per semplicità da Milano, città simbolo della produttività e del Nord Italia; i concetti, però, possono essere estesi a buona parte dei centri più attrattivi del Paese, facendo le debite proporzioni.
Senza pensare a chi arriva in città in auto o metrò, mediamente - dati Trenord, 2018 - in Lombardia circolano ogni giorno 802mila persone sui treni. Di questi, la gran parte si muove da e verso il capoluogo.
Secondo le proiezioni Istat, in Italia a lockdown attivo il 55% dei lavoratori è comunque operativo. A Milano, il dato sale al 67,1%. Questo, in parte nelle filiere essenziali e dunque in azienda, e in parte da casa, attraverso il lavoro agile.
Se è vero che la riduzione dei pendolari è pari al 90%, è del tutto evidente che lo smart work e lo studio da remoto stanno supplendo alla necessità di non spostarsi; in sostanza, si lavora e si studia a casa, evitando di raggiungere la città per andare in ufficio, o a lezione.
Considerando che cambieranno le modalità di trasporto su treno, con una netta riduzione (dimezzamento) dei posti a sedere e, dunque, della capienza dei convogli, è auspicabile che nei prossimi decreti volti alla graduale riapertura al lavoro si incentivi, almeno in fase sperimentale, il lavoro da remoto per chi lo può fare.
Questo, proponendo vantaggi per le aziende che applicano questa forma di lavoro (i lavoratori, in fondo, ne hanno già: niente costi di trasporto, riduzione dei tempi di spostamento e maggiore presenza a casa, tanto per citarne alcuni) anche al fine di evitare che l’affollamento non sotanto sui mezzi di trasporto, ma anche negli uffici possa tradursi in un nuovo aumento dei contagi.
Una riflessione del genere, come detto in apertura, ritengo possa essere estesa a tutta Italia. Certamente, a dimezzamento delle capienze e aumento dei convogli sarà difficile riprendere a spostare la massa di gente che anche in precedenza si muoveva a fatica tra guasti, soppressioni e ritardi.
Incentivare lo smart work, salutare sotto il profilo dell’inquinamento e della gestione familiare (pensiamo a tutti coloro che debbono tornare al lavoro non avendo asili e scuole aperte e, peggio ancora, non potendo contare sulla presenza dei nonni), potrebbe essere un modo efficace per proseguire nella ripresa, senza incappare in ulteriori difficoltà.
Certo, questo è uno dei tanti aspetti da considerare in vista della ripresa. Se, e a dirlo sono i dati, milioni di persone stanno proprio in questo momento lavorando da casa loro, però, una prosecuzione di questo sistema può evitare a costo zero una fetta delle previste difficoltà iniziali.
Perché, insomma, non semplificare, almeno parzialmente, la ripartenza?





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