VOTARE E' UN DIRITTO, OPPURE UN OBBLIGO? - Alberto pensa - Alberto Gaffuri

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VOTARE E' UN DIRITTO, OPPURE UN OBBLIGO?

Pubblicato da in Alberto e la politica ·
Sì, lo confesso: domenica pomeriggio ho votato. L'ho fatto più per dovere morale che per reale convinzione personale, una scelta che un po' ipocrita lo è stata davvero, considerando che quando ho “usufruito” del mio diritto al voto erano le 18 passate e, di conseguenza, a meno di stravolgimenti dell'ultima ora la mia crocetta sarebbe servita ben a poco.
Non sono certo di avere fatto la scelta giusta. Pur avendo ascoltato trasmissioni, letto dossier e perfino provato a pensarci sopra più del minimo sindacale che le reciproche bordate di sterco avrebbero richiesto, che il quadro ch'io mi son fatto in testa sia reale, vale a dire corrisponda al risultato che mi sarei atteso di ottenere barrando una delle due caselle sulla scheda, oppure no, è tutto da vedere.
Provo profonda ammirazione per coloro che, su entrambi i lati della barricata, hanno approfondito così tanto la materia da essere stati in grado di entrare davvero nel merito del quesito sottoposto agli elettori. Sono colpito, e lo dico senza sorrisini ironici sul faccione, da quanti ce l'hanno realmente fatta a districarsi su un tema tanto complesso e tecnico da lasciare a mio giudizio ben poco spazio al “comune sentire”, quello che genuinamente – e forse persino un po' ingenuamente – piace chiamare “buonsenso”.
Ancora oggi non so dire quanti posti di lavoro saranno effettivamente messi in salvo, tantomeno quanto il Mediterraneo, il nostro mare, sarà messo in pericolo dalla voracità delle piattaforme esistenti. Non lo so, così come temo non lo sappiano la stragrande maggioranza dei milioni di italiani che ieri hanno liberamente espresso il loro pensiero. O, almeno, questo hanno creduto di fare.
Un bollino in più sulla mia scheda elettorale, forse, servirà un giorno per dirmi “io c'ero”. Poca cosa? Sì, è poco. Troppo poco per farmi vomitar giudizi pieni di livore all'indirizzo di coloro che a votare non ci sono andati. Un referendum abrogativo, in fondo, è anche questo: se il quesito è chiaro e tocca la sensibilità delle persone, queste ultime rispondono. Se il medesimo è trasformato in un'altra cosa, invece, la scelta dei più – e non a caso la chiamo scelta – è quella di non scegliere, perché messi di fronte alla fatidica scheda non saprebbero in cuor loro che fare.
Tirare ai dadi lo si può fare, ma soltanto quando il farlo non produce risultati di rilievo. In tutte le altre occasioni, tentare la sorte non è un buon metodo per risolvere questioni che, per la loro complessità, non dovrebbero essere rimandate alla pancia, ma gestite dalla testa. Serva da lezione, dunque. Il referendum è un diritto, così come lo è il voto, che assume per certi versi anche la connotazione di “dovere” nel senso più ampio e libero del termine. Non trasformiamolo a nostro uso e consumo in un obbligo. Rimarremmo delusi, come molti lo sono stati anche questa volta.  



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