TUTTO ESAURITO: UNA SERATA "SPENSIERATA" DISCUTENDO DI 'NDRANGHETA - Alberto pensa - Alberto Gaffuri

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TUTTO ESAURITO: UNA SERATA "SPENSIERATA" DISCUTENDO DI 'NDRANGHETA

Pubblicato da in Alberto e la politica ·
Parlare di mafia – meglio usare il plurale mafie - qui da noi, al profondo Nord, a molti potrà perfino apparire pura accademia. Quando però ascolti, seppur soltanto per qualche momento, la viva voce di chi questo fenomeno lo contrasta quotidianamente, ti accorgi che non solo non si tratta di qualcosa di lontano dalle nostre terre, bensì che i legami tra quanto avviene da noi e i vertici del crimine organizzato sono forti, saldi, oserei dire (al momento) quasi indissolubili.
Un'esagerazione la mia? Non credo. Anzi, no.
Ieri sera, a Erba, Alessandra Dolci, pubblico ministero della Procura di Milano e componente della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), l'ha spiegato a chiare lettere. Dolci, che ha istruito il processo Crimine Infinito (che ha riguardato alcune  “locali” della ‘ndrangheta comasca, tra le quali quelle di Erba, Canzo e Mariano Comense), ha parlato senza troppi fronzoli di quella che è la criminalità organizzata, un intreccio “trasversale” dal punto di vista dell'appartenenza sociale degli affiliati che mette l'uno a fianco all'altro imprenditori, notabili, manovali, professionisti, operai e pensionati.
C'è una gerarchia; ci sono i rapporti, stretti, con le rispettive “locali” di appartenenza in Calabria; ci sono le infiltrazioni a colpi di minacce, gli atti intimidatori e quant'altro si possa usare in questo campo nei confronti di chi a questa legge si vuole sottrarre. Non mancano – a spiegarlo è stata la stessa Dolci – gli esempi di “civile” convivenza tra imprese, crimine e politica locale, nella quale il principio del reciproco vantaggio (sia esso economico, elettorale o altro) è la leva che fa dell'organizzazione criminale il perno attorno al quale ruota tutto il resto.
C'è, insomma, un po' di tutto.
Magari gli omicidi saranno meno che altrove, però la questione non è relegabile al Sud, o ad altri luoghi della Lombardia. Tanta è la consapevolezza di ciò che in Sala Isacchi, ieri sera, non c'era un posto a sedere, ma nemmeno uno in piedi. Tante persone, tantissimi giovani. Sottolineatura inutile? Forse. Certamente, però, è un segnale. Un chiaro segnale che la voglia di capirne di più e di non chiudere gli occhi è ben presente tra di noi.




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