UNA "PUNIZIONE" CHIAMATA SCUDETTO - Alberto pensa - Alberto Gaffuri

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UNA "PUNIZIONE" CHIAMATA SCUDETTO

Pubblicato da in Alberto il giornalista ·
Tags: Under20|Scudetto|Cantù|Campioni|Tricolore
In principio mi parve quasi una punizione. Non se la prenda nessuno dei protagonisti di questa favola moderna, ma di pallacanestro giovanile ne sapevo – e ne so tuttora – davvero ben poco. Pensare di seguire una settimana intera di partite Under 20, dunque, mi era perciò sembrato tutt'altro che un privilegio. Per me, da sempre appassionato di calcio (e con un passato carico di ciclismo per via della passione sfrenata di mio papà), andare al Parini anziché accomodarmi nel ben più blasonato Pianella equivaleva a una sorta di retrocessione. Farlo per sei giorni di fila, per giunta guardando giocatori di cui nulla sapevo al di fuori del nome dei pochi canturini a me noti, faceva ancor più accrescere questa sorta di sconforto in me. Lo scrivo ridendo, speranzoso che chiunque leggerà queste poche righe intuisca il carattere giocoso delle stesse. Ricordo nitidamente la sensazione della prima partita. Caldo infernale, palazzetto pieno e Cantù che asfalta gli avversari più nel morale che nei numeri. Manifesta superiorità, pensai. Così anche nella seconda gara, con le gradinate un po' meno piene e la stessa sensazione guardando il parquet. La qualificazione è quasi scontata, penso. Non l'appuntamento con Venezia, che incredibilmente sembra finito al terzo quarto quando i biancoazzurri sono sotto di 21, non bruscolette. C'è un po' di delusione tra chi si attendeva una nuova vittoria senza tener conto della qualità degli avversari (che, non a caso, cederanno solo in finale sotto i colpi di Cantù, tutta Cantù, squadra e palazzetto assieme). Invece, quando tutto sembra sprofondare, il miracolo (sportivo, s'intende). 38 punti in un solo quarto, praticamente quanti ne erano stati fatti nei primi tre, e via alle semifinali. I 7-800 spettatori del Parini gridano che più non si può; il vecchio palazzetto è una bolgia; i ragazzi sono eroici, etusiasmandomi come mai era accaduto in precedenza assistendo a una partita giovanile. Incredibile. Nella mia testa, di lì in poi, rimarrà soltanto il sostegno assordante vissuto a Cucciago, gli sguardi sicuri, intensi e grintosi dei ragazzi in campo e l'impressione che il senso di appartenenza vissuto in prima persona da un banco accanto al campo rimarrà per sempre con me, in un angolo del mio cuore. Cantù sul tetto d'Italia. Che sia Under 20, oppure no, poco importa. Ringraziare la squadra è forse scontato, ma doveroso. Che sia passato del tempo non fa altro che rendere ancor più carico di significato il mio pensiero. Un'emozione così riconcilia con lo sport. Un'emozione così va vissuta, dall'inizio alla fine. Averlo fatto è stato un privilegio. Altro che punizione!



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