LE TRE FASI DEL CAMBIAMENTO - Alberto pensa - Alberto Gaffuri

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LE TRE FASI DEL CAMBIAMENTO

Pubblicato da in Alberto il coach ·
Un life coach non è un medico, tantomeno un guaritore. A lui, infatti, non si rivolgono persone malate in cerca di una cura. Non è questo il suo compito. Un life coach è un esperto della relazione, una figura professionale che porta chi gli si rivolge a trovare al suo interno le risposte che servono per andare avanti con soddisfazione. Questo, facendo leva su tutte quelle risorse che un occhio esterno preparato allo scopo riesce a cogliere e che non sempre, invece, il diretto interessato ritiene di possedere. Si tratta di agire sulla motivazione, quella forza innata che spesso finisce per assopirsi a causa dei condizionamenti cui tutti siamo sottoposti quotidianamente. A puro scopo didascalico, è possibile definire il processo di cambiamento attraverso tre semplici fasi, che per semplicità ho definito “L'Io”, “La Meta” e “Il Movimento”.
Per chiarire cos'è “L'Io” di ognuno di noi è sufficiente rispondere con onestà a tre domande immediate: “Chi sono?”, “Cosa voglio?” e “Dove voglio andare?”.
“Chi sono?” Chi sceglie di rivolgersi a un coach, in fondo, un passo importante l'ha già capito: per arrivare a comprendere quel che si è e, soprattutto, dove si vuole andare, non sempre è sufficiente contare su sé stessi. Un coach, in quest'ottica, rappresenta un interlocutore neutro, un accompagnatore esterno che, grazie alla sua propensione all'ascolto, prova a rendere visibili al suo coachee quelle che, forse, sono risorse che nemmeno sapeva di avere.

“Cosa voglio?” Sapere cosa si vuole, del resto, è difficile. In una società caratterizzata da mille tensioni, da mille aspirazioni e da mille opportunità, focalizzare l'attenzione su un obiettivo, o quantomeno costruire una scala di priorità tra più obiettivi a breve, medio e lungo termine, è compito difficile da svolgere. Anche in questo caso, è il coach ad affiancarsi al suo coachee, una presenza discreta, ma attiva, che aiuta a tradurre in un pensiero compiuto le mille volontà che spesso confondono l'agire quotidiano.

“Dove voglio andare?” Chi sono? Cosa voglio? Domande essenziali, dalla cui risposta segue immediatamente una terza richiesta sulla quale ogni coachee deve essere portato a riflettere: dove voglio andare? Sì, il concetto di crescita non può passare che da una valutazione dello stato dell'arte del sé per poi ampliarsi a una visione futura, a un percorso da intraprendere per migliorarsi e, così facendo, tendere a quell'io che si vorrebbe essere e che, magari, ancora non si è.

Sorpassata questa prima fase di auto-analisi di quel che si è, è fondamentale concentrarsi su “La meta” cui si vuol tendere. Anche in questo caso, tre veloci passaggi ci portanto all'”Approfondimento dell'obiettivo” e alla valutazione di “Talenti” e “Risorse” disponibili.

“Approfondimento dell'obiettivo” Chiariti i primi tre aspetti, viene il momento di concentrarsi davvero sull'identificazione dell'obiettivo verso cui vogliamo tendere e, ancor più, sui passi necessari al suo raggiungimento. Il tragitto è laborioso, perché implica una reale conoscenza delle proprie caratteristiche e, ancor più, la piena consapevolezza di quanto sia necessario dirigere gli sforzi nella giusta direzione onde non vanificare il percorso che abbiamo scelto di intraprendere.

“Talenti” Il coachee, ogni coachee, ha una serie di talenti suoi propri. Il tema fondamentale è che ne abbia la piena contezza. Il lavoro da fare, dunque, parte proprio dalla riscoperta di tutte quelle proprietà che il cliente ha e che spesso non conosce a dovere. Lo sguardo del coach serve proprio a questo: accompagnare il suo coachee lungo il percorso della consapevolezza di sé e delle sue capacità, così che dallo sfruttamento delle stesse possa avvicinarsi al traguardo che ha in mente.

“Risorse” Il concetto di risorsa è vasto. Lo stesso coach, in fondo, è una risorsa per il suo coachee, uno strumento utile per conoscersi, un aiuto nella riscoperta del sé, un incentivo a guardare avanti, a raggiungere a piccoli passi l'obiettivo, a non trincerarsi dietro alla presunta incapacità di arrivare alla meta, primo freno per chi al primo passo non fa seguire il fatidico secondo. Il coach non è un medico, ma un esploratore. Il suo obiettivo non è guarire da una malattia il coachee, ma regalargli una nuova consapevolezza delle sue capacità.

Superata anche questa seconda fase, arriva il vero nodo di tutto il percorso: “Il Movimento”. La conoscenza di sé e delle frecce al proprio arco non sono sufficienti, infatti, in assenza della propensione ad andare avanti. Per farlo, è bene approfondire altri tre passaggi-chiave: l'individuazione di una “Strategia”, l'”Azione” conseguente e la “Risoluzione” di eventuali problemi emersi lungo il percorso.

“Strategia” In ogni campo, una volta definito l'obiettivo è necessario creare una strategia per raggiungerlo. Un lavoro importante, che prepara alla definizione di tutte quelle azioni funzionali all'ottenimento del risultato che ci si è prefissati di guadagnarsi. Elaborare un piano d'azione, insomma, è un passaggio fondamentale lungo la strada che porta al traguardo auspicato. Dosare le risorse, sfruttarle nel momento opportuno e giostrare i propri talenti sono componenti decisive per non scivolare proprio sul più bello.

“Azione” L'aver scelto di rivolgersi a un coach è il primo passo. Senza il secondo, però, l'aver sorpassato l'iniziale ritrosia e avere richiesto il supporto di una relazione d'aiuto serve a poco. Perfino a nulla, forse. L'ostacolo al cambiamento sta proprio nella volontà di andare avanti, di non fermarsi al primo  - pur fondamentale – passaggio, ma di andare oltre, di seguire la strategia strutturata, di verificare passaggio dopo passaggio i risultati raggiunti. E di festeggiarli. Godere di ogni scalino raggiunto è, in fondo, la leva principale per volerne salire altri.

“Risoluzione” Un percorso di crescita costante può portare con sé anche qualche passo falso lungo il cammino. Lo stretto rapporto tra coach e coachee fa sì che quelli che potrebbero a prima vista essere interpretati come fallimenti siano in realtà riletti come semplici inconvenienti lungo il percorso, motivo sì di riflessione, ma non certo sufficienti a far abbandonare il disegno complessivo proposto. Essenziale, ancora una volta, è perseverare. Raggiungere la vetta è difficile, ma passo dopo passo – e al netto di qualche inciampo – ognuno di noi può arrivarci.




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