L'INDOMABILE PIACERE DI SENTIRMI RAGAZZINO (ALMENO PER UNA SERA) - Alberto pensa - Alberto Gaffuri

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L'INDOMABILE PIACERE DI SENTIRMI RAGAZZINO (ALMENO PER UNA SERA)

Pubblicato da in Semplicemente Alberto ·
Tags: #883#Max#Pezzali
I 18 anni li avevo compiuti soltanto qualche giorno prima. Quel biglietto, non a caso, me l'avevano fatto trovare nella tasca della camicia proprio per festeggiare quell'anniversario. L'idea non poteva che essere stata di Pietro. Né Guido, tantomeno Mattia, avrebbero osato tanto, specie perché io di quegli 883 non è che ne avessi mai fatto una malattia. Pietro, al contrario, ne era un fan sfegatato. Li canticchiava, ne mixava i pezzi, applicava il loro logo in ogni dove. Facile, insomma, capire chi era stato il colpevole. Partimmo in auto alla volta del Forum. A Milano ci eravamo già stati per i Litfiba. Tutt'altra pasta, pensavo scendendo verso Assago. Quando arrivammo, il palazzetto era già quasi pieno. Come al solito, però, puntammo dritti al palco. Già la proposta non era granché; figuriamoci se fossimo stati costretti a vedere il concerto dalle tribune laterali. D'improvviso il buio. Di lì a qualche istante, il palco si illumina sulle prime note di “La donna, il sogno e il grande incubo”. E' delirio. Attorno a noi è pieno di ragazze. C'è anche qualche fidanzato qua e là, ma la stragrande maggioranza dei presenti canta al femminile, indirizzando verso il palco ogni genere di complimento. Eravamo 10mila e più persone pronte a cantare i ritornelli e a farfugliare qualcosa dei testi più recenti pur di non tradire la poca conoscenza delle parole. Dall'Uomo Ragno in giù, era davvero una grande festa. A quasi 21 anni di distanza, per un curioso gioco del destino mi ritrovo ancora con Max a festeggiare una ricorrenza. E' il mio secondo anniversario di matrimonio. Il concerto sarebbe stato un altro giorno; la pioggia, però, l'ha spinto in avanti, posticipandolo proprio al 18 luglio. Elisa – così almeno penso – è comunque felice. Mai una vacanza senza una sua canzone; difficile un viaggio senza un suo ritornello sulla chiavetta. Pezzali c'era e c'è, insomma. A Cernobbio mi sembra di tornare indietro nel tempo. Il prato è pieno; i capelli un po' più grigi e i volti, almeno in maggioranza, con qualche ruga in più. Ci sono sì i ragazzini, ma sono molti di più i ragazzini d'un tempo ormai diventati grandi. Nel pubblico tanti uguali a me, pronti a cantare testi entrati chissà perché nella testa di ognuno di loro sebbene forse nessuno l'avesse fatto di proposito. Nessuno bada alla qualità del suono; pochi ascoltano nel dettaglio la voce di Max per capire se sia in palla, oppure no. Si è lì per stare insieme, per ricordare le emozioni d'un passato che non tornerà più, per godersi un rito collettivo importante in quanto tale. Che la musica, in fondo, abbia anche questa funzione? Mi perdoneranno i puristi dello stile, ma a volte è bello anche così.



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