IL GIUDIZIO DEGLI ALTRI, UN FRENO ALLE NOSTRE POTENZIALITA' - Alberto pensa - Alberto Gaffuri

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IL GIUDIZIO DEGLI ALTRI, UN FRENO ALLE NOSTRE POTENZIALITA'

Pubblicato da in Alberto il coach ·
Per molti di noi il giudizio degli altri è un freno. Un enorme ostacolo da sorpassare, un elemento depotenziante che, spesso inconsciamente, finisce per svilire quelle che sono le nostre idee, le nostre proposte, le nostre aspirazioni. Quante volte, infatti, ci si sente come bloccati dal solo pensiero che le nostre azioni, anche le più semplici e ingenue, potrebbero in qualche modo essere male interpretate e, così facendo, finirebbero per compromettere il risultato delle stesse? Un blocco mentale ricorrente, che finisce per azzerare la nostra capacità di reazione quand'anche ciò che abbiamo in mente sia davvero importante.
Che ne penserà tizio? Cosa dirà Caio? Chi non se l'è mai chiesto prima di fare – o più spesso di non fare – qualcosa? E così, ci si lascia imbrigliare da un condizionamento che è tutto nella nostra testa, ci si presenta sul dischetto del rigore timorosi che il portiere possa parare il nostro tiro (eventualità percentualmente più remota di quel che appare), non si lancia la volata per timore di perderla (e, a quel punto, a vincerla è qualcuno meno forte di noi). Il giudizio, insomma, rappresenta un fardello per molti, troppi di noi. Lo era a scuola nell'interrogazione orale quando le parole non uscivano di bocca nonostante avessimo tanto studiato, lo è stato nel lavoro quando di fronte al capo non siamo riusciti a dire che il problema non era stato generato da noi, è avvenuto davanti a quella bella ragazza vista centinaia di volte ma mai approcciata per paura di un no che, forse, nemmeno avremmo ricevuto se ci avessimo provato.
Nell'incertezza, però, siamo stati un passo indietro, abbottonati, in seconda fila. Non solo non siamo scattati in avanti, ma nemmeno abbiamo tenuto la posizione. Nel dubbio, il gambero che c'è in noi ha preso il sopravvento, ci ha fatto indietreggiare e ci ha giocato il brutto tiro di non consentirci il più logico dei movimenti: quello in avanti.
Esserne consapevoli è il primo, fondamentale, passo. Ciò, beninteso, non basterà. Se non faremo il secondo, tutto rimarrà come prima. Compresa la poca considerazione di noi stessi.



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