IL SORRISO DEL MANIFESTO, UNO SPECCHIO DEL MIO STATO D'ANIMO - Alberto pensa - Alberto Gaffuri

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IL SORRISO DEL MANIFESTO, UNO SPECCHIO DEL MIO STATO D'ANIMO

Pubblicato da in Alberto e la politica ·
Perché tutti i candidati sui manifesti elettorali sorridono? Se l'è chiesto con un misto di rabbia e rassegnazione un amico nei giorni scorsi, pronto a lanciare sulla piazza virtuale una domanda a cui, apparentemente, esiste un'unica risposta: tutti, o quasi, quando si fanno fotografare sorridono per apparire più belli, più sereni, più felici. Avviene nella vita di ogni giorno; avviene, a maggior ragione, prima di una consultazione elettorale. Degli altri non parlo, di proposito. Nel corso degli ultimi quattro giorni di campagna elettorale, se proprio non sarò tirato in ballo per i capelli, eviterò accuratamente di farlo. Delle mie foto, invece, una spiegazione la posso dare. Ed è sempre bello farlo, considerando il fatto che, giorno dopo giorno, l'affetto attorno a me cresce, al netto di qualche scivolone del quale preferisco accuratamente non parlare.
Per prima cosa, sorrido perché la foto sui manifesti – se siete riusciti a vederle appese nei tabelloni; nei giorni scorsi ce ne erano ben poche in giro, purtroppo – non è stata scattata appositamente per le elezioni, ma rappresenta l'immagine di un giorno felice, vissuto in famiglia, non molto tempo fa. Nell'originale, lì vicino a me, c'è pure il mio primo cucciolo. Ovviamente, lungo le (poche) strade sul quale è per il momento affisso non ce ne è (e non ce ne sarà di qui in poi) traccia. Scelta di stile, questa sì.
In seconda battuta, una considerazione generale, che mi piace estendere a tutti coloro che, in queste settimane, mi sono stati accanto, o mi hanno dimostrato vicinanza. Quando si inizia una campagna elettorale corta e poco partecipata come quella per le Regionali 2018 è difficile sapere chi ti aiuterà davvero. Intanto non è scontato che qualcuno spenda tempo, soldi e parole per un altro. Ancor meno la scelta di farlo a sostegno di chi – a dirlo sono i fatti – trova poco spazio nei canali ufficiali del partito del quale fa parte.
Un problema? Forse in apparenza. Infinitamente meno nella sostanza. Perché? La risposta è presto data. Le condizioni di disequilibrio da sempre rafforzano coloro che nel quadro descritto sono messi ai margini. Le gestioni di lungo corso, qualunque esse siano, piacciono a chi ne fa parte, mentre fanno riflettere quanti ne sono tenuti lontano. A volte, insomma, se si cambiano gli addendi il risultato finale può riservare sorprese. Almeno in potenza.
Veniamo, dunque, al perché del mio sorriso. Sorrido perché in queste settimane ho riscoperto l'abbraccio della mia famiglia, di tutta la mia famiglia, e di questo ne vado fiero; sorrido perché tanti amici che già sapevo tali lo si sono dimostrati nei fatti, impegnandosi con me e a volte più di me per spronarmi in questo straordinario cammino; sorrido perché negli incontri, nelle serate, nei pomeriggi passati in giro mi si sono avvicinate tante persone che, inizialmente scettiche (e non sfido a esserlo, non fosse altro per le varie favole che aleggiano in questo momento su di me), si sono poi rese disponibili nel loro piccolo – che per me è grande – ad aiutarmi; sorrido, infine, perché quando mancano cinque giorni al cosiddetto silenzio elettorale mi sento sì stanco e un po' scontroso (il sorriso di plastica mi viene proprio male, a volte), ma tanto pieno di affetto e sostegno.
In cosa si tradurrà tutto questo? Per il momento un risultato l'ha avuto: scoprire in me una forza che nemmeno sapevo d'avere. E pure far tremare un po' la voce dall'emozione nello spiegare tutto questo a chi mi sta vicino.
Ora, però, tutti sotto, fino a venerdì. Convinciamo quanti più amici, conoscenti e persone in generale possibile a votare Giorgio Gori e a scrivere Gaffuri. Il risultato è a portata di mano. Contribuiamo, tutti assieme, a renderlo una realtà.




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