COMO E I COMASCHI NON POSSONO RASSEGNARSI A RIMANERE PER SEMPRE IN CODA - Alberto pensa - Alberto Gaffuri

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COMO E I COMASCHI NON POSSONO RASSEGNARSI A RIMANERE PER SEMPRE IN CODA

Pubblicato da in Alberto e la politica ·
Ci sono temi che mi stanno particolarmente a cuore. Uno, e ormai lo si è capito bene, è la viabilità. Intendiamoci. Non sono un amante di nuove strade a tutti i costi. Il problema, semmai, sta nella necessità di migliorare i punti critici che pur esistono anche in provincia di Como per evitare che alcuni abitati – uno su tutti, Lipomo (ma potremmo discutere all'infinito dei paesi del lago, oppure di Fino Mornasco e Lurate Caccivio, tanto per fare alcuni semplici esempi) – rimangano tagliati in due e per giunta immersi nel costante inquinamento quotidiano. Realizzare interventi strategici, è facile intuirlo, costa molto. Non farlo anche, specie se pensiamo al tempo perso da chi ogni giorno si sposta da e verso il capoluogo, al tasso di incidentalità frutto della vetustà dei tracciati, al senso di frustrazione di chi, per obbligo e non certo per volontà, è costretto a mettersi in auto. Che ci sia bisogno di maggior trasporto pubblico, sia su ferro e sia su gomma, è inutile ripeterlo. Dirlo, peraltro, serve a poco, se non ad acuire quella sensazione di abbandono che sempre più serpeggia tra di noi. Al contempo, però, tutti noi sappiamo che non c'è bus o treno che tenga di fronte a una strada – la 342, la Como-Bergamo – che proprio alle porte della città si trasforma in un budello infernale per chiunque la percorra. Non ci sono modi per aggirare questo ostacolo. L'imbuto c'è; i mezzi che debbono necessariamente passarci pure.
La soluzione è nota. Una galleria che parta da Como, passi sotto Lipomo e Tavernerio senza intaccare il vicino lago di Montorfano e sbuchi ad Albese con Cassano. Di questo tracciato c'è un progetto. E' fermo dal 2008, ma c'è. Da qui si può partire, dunque. Una seconda ipotesi, purtroppo non corredata da studi approfonditi, racconta invece di una direttrice che sempre da Como sbuca a Orsenigo passando a valle del lago.
Personalmente credo più nella prima idea, non fosse altro perché Regione Lombardia ha promesso da tempo di rivedere la progettazione esistente al fine di contenere i costi del futuro intervento e, così facendo, di spingerne la realizzazione. A oggi, per dirla tutta, s'è visto poco, se non alcuni incontri a Milano e l'affidamento di un incarico in tal senso.
Chi crede a questa necessità, però, non può stare con le mani in mano, tantomeno aspettare che venga buona. Negli ultimi cinque anni, del resto, alle parole è seguito pochetto. Troppo poco per chi, giorno dopo giorno, è costretto ad affrontare il “calvario” che abbiamo appena descritto. Giorgio Gori s'è detto pronto a spingere in questa direzione. Altri non l'hanno fatto. Questo è già un segnale. Io, per quel poco che valgo, da anni sostengo che la Tangenziale di Como vada completata. Altri, pur andando dicendolo ora, di passi ufficiali in tal senso non ne hanno mai fatti, o se li hanno fatti, sono rimasti sostanzialmente a metà. Gli atti ufficiali, almeno, dicono questo.
Chiarezza per chiarezza, mi candido anche per tenere alta l'attenzione su questa opera. Il mio è un impegno chiaro, preciso, senza timore di smentita.
Ecco perché, quando mi fermo un attimo a pensare, non temo di essere l'ennesimo che promette in campagna elettorale.



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