LA FASCIA, IL SIMBOLO DELL'APPARTENENZA - Alberto pensa - Alberto Gaffuri

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LA FASCIA, IL SIMBOLO DELL'APPARTENENZA

Pubblicato da in Alberto il sindaco ·
Tags: #Alpini#Treviso2017#sindaco
C'è un sentimento, il senso di appartenenza, che non è di tutti. E' un valore per chi lo percepisce come tale; non è altro che un impiccio, invece, per chi gioca a dividere per poi approfittarsi, di volta in volta, del campo che gli è in quel momento più congeniale.
Sentirsi parte di qualcosa, però, significa essere disposti a proteggerla e, al contempo, esserne protetti; valutare certo quel che di quel qualcosa non va come dovrebbe e, allo stesso tempo, lavorare per ridurne il malfunzionamento a tutto vantaggio della sua crescita.
Concetti all'apparenza banali, forse, ma che semplici non sono affatto, specie quando applicarli significa mettersi costantemente in gioco, destinando tempo e risorse (fisiche, ma non solo) a una causa da molti percepita come persa, lontana, vuota. In una parola, inutile.
Dopo alcuni mesi di riflessione, profonda e intima, circa le motivazioni che mi hanno spinto – e mi spingono tuttora – a occuparmi della cosa pubblica nel senso più lato delle parole, l'Adunata degli Alpini di domenica, in poche ore, è stata capace di fornirmi più risposte di quelle che avevo faticosamente elaborato durante mesi di analisi interiore.
Non è stata tanto la festa – pur incredibile per numeri, colori e profumi - a impressionarmi, quanto la considerazione che, al pari di chi ha difeso il nostro Paese pagandone il prezzo più alto, il pubblico assiepato a centinaia di migliaia ai lati della parata ufficiale salutava il passaggio delle fasce tricolori con un affetto che mai mi sarei atteso.
Non il sindaco del tuo paese o della tua città, ma i sindaci d'Italia, evidentemente per molti simbolo di quello Stato che, a dispetto di tutto quel che non funziona, prova comunque, molto spesso riuscendoci, a fare tutto il possibile per i suoi amministrati, i cittadini.
Vedere il sorriso delle persone, sfiorare la mano dei più piccini incollati alle transenne, sentire gli applausi, scroscianti e nient'affatto scontati, piovere dai balconi e dalle tribune...tutto questo m'ha aiutato a trovare la più scontata delle risposte a una domanda che da tempo, in cuor mio, mi ponevo.
Grazie, Alpini, per l'occasione che mi avete regalato. Grazie, Treviso, per il calore che m'hai trasmesso. Grazie, a chi l'ha fatto, per avermi affidato l'onore di rappresentarlo nella vita di ogni giorno. Un'emozione come quella che ho assaporato, in fondo, vale bene qualche delusione qua e là lungo il percorso.




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