Alberto e la Politica - Alberto Gaffuri

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Alberto e la Politica

Alberto e la Politica
Non posso dire di conoscere la politica. Certamente, però, l'ho incontrata più volte sulla mia strada. Definire cosa sia è quasi impossibile. Qualsivoglia attività che in qualche modo riguardi, o anche solo sfiori, la cosa pubblica è, di fatto, politica. C'è la politica dei partiti e delle bandiere. Io stesso ne ho seguite, ne ho lasciate e ne ho riprese, con un'evoluzione inaspettata perfino per me sulla scorta d'un entusiasmo ritrovato che, in precedenza, avevo smarrito.

Non rinnego affatto i giovanili aneliti autonomisti, quelli che avevano nel professor Miglio il loro fulcro; sono orgoglioso di aver conosciuto negli anni persone - prima che rappresentanti politici - assolutamente meritevoli di rispetto e, pertanto, riferimenti indiscussi per le loro comunità, al di là del simbolo indossato. Tanti amici, con i quali ho condiviso esperienze concluse, certamente da ricordare con affetto non fosse altro perché parti del mio personale percorso di crescita.

Per come la intendo io, e pur non avendo la presunzione di avere la verità in tasca, la politica non è l'equivalente in chiave pubblica della fede sportiva, un'adesione senza se e senza ma a un partito a dispetto di quel che lo stesso – nei fatti - mette in campo. Non la penso così e, dunque, non fatico a leggere nel mio passato una logica evoluzione che, condivisibile o meno, mi ha portato a vedere nell'allora sindaco di Firenze , già ex Presidente del Consiglio e ora segretario nazionale del Pd, un riferimento concreto.

Un cambio di rotta deciso? Certamente. La ricerca di un vantaggio personale? Decisamente no, anche perché l'adesione a questo nuovo progetto ha inconsapevolmente creato più d'una inimicizia su un lato della barricata e altrettanti ingiustificati timori dall'altro. Poco male, soprattutto perché non c'è decisione pubblica che non finisca per creare malumori e dicerie e, sapendolo, non è certo per evitare entrambi che non ci si debba mettere in gioco, specie se fatto alla luce del sole, senza sotterfugi o accorducoli di sorta. La differenza sta tutta qui. Almeno per il sottoscritto.

Una strada lunga, che a partire dal 2012 s'è incrociata con quella di Giorgio Gori, conosciuto in una lontana giornata di giugno di quasi sei anni fa, ritrovato candidato a sindaco di Bergamo e, oggi, fiero rappresentante del centro-sinistra lombardo che lo ha indicato a candidato-presidente della nostra regione. Un uomo capace, concreto e determinato, che spero nel mio piccolo di poter contribuire a far eleggere.

Questo, in estrema sintesi, è ciò in cui credo.

Se non ti basta, puoi sempre chiedermelo di persona.



“Scegli ciò che vuoi fare nella vita, altrimenti dovrai adeguarti ai programmi che altri hanno per te” (Anonimo)
 
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